Part. Apertura Verticale, 2010, tecnica mista, cm 75 x 150
Cari amici, ogni nostra visita allo studio-atelier di Biagio Altomare ci regala una speciale impressione. Basta uno sguardo sulle sue opere per sentirci attratti verso l’orizzonte nascosto che sottintendono. Superfici solcate a mo’ di campi arati, rughe e cortecce ci parlano di un lavoro di scavo, un asporto inquisitivo per centrare l’anima delle cose. Le sue forme, sbilenche e tese, fatte di piani sovrapposti, ci intimano ancora una volta il silenzio, necessario per captarne i rimandi naturali, e per cogliere la ricerca di chi vuole vedere oltre.
Con affetto e stima gli rendiamo omaggio, e vi invitiamo a condividere con noi un tratto del suo percorso.

LOCANDINA




Biagio Altomare vive e lavora a Losone. Nato a Luzzi (Italia meridionale), nel 1957, ha conseguito la maturità nella sezione architettura del Liceo Artistico di Cosenza e il diploma di scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. È qui che ha inizio il suo dialogo con la grafica e la scultura, in particolare in pietra, bronzo e rame. Nel 1984 si trasferisce in Ticino, e l’incontro con la natura aspra e rigogliosa delle prealpi ticinesi riorienta la sua ricerca artista.
Nasce un intenso periodo di lavoro con il legno, in cui subentra il bisogno di silenzio ed essenzialità. È il periodo della prima personale (“Coscienza e limite”, 1987, Galleria Cà dal Portic, Locarno), a cui farà seguito una proficua attività che lo porterà a realizzare ciò che è stata definita “scultura pittorica”, poiché “il lavoro artistico di Biagio Altomare si svolge al confine tra la sfera visiva della pittura e quella tattile della scultura”. (M. Beltrani, 2007).
I percorsi espressivi di Biagio Altomare lo hanno visto incidere, graffiare, tagliare e costruire, stendere strati gessosi, collocare e appoggiare, creare ombre reali, esaltare la spazialità. “Dal legno è passato al colore, disteso su tele da lui manualmente approntate, con forti collanti e prese di gesso che ne sommuovono il fondo, su telai robusti e talora anche non piani, ma quasi contratti, inarcati o spezzati per superfici divergenti”. (C.Guarda, 1990).
Il suo linguaggio è “quello delle forme e dei colori, ma anche quello delle masse, dei volumi, del rapporto tra la materia e lo spazio. In questa visione l’oggetto non è una figura da rappresentare, ma l’energia prodotta da torsioni, posture, vortici, gesti.” (M. Beltrani, 2007) Una gestualità che è al centro della sua ricerca, come lo è il linguaggio delle vibrazioni: “nella visione artistica di Altomare la più profonda verità del reale è l’energia vibratoria delle cose.” (M. Beltrani, 2007).
Essenzialità e incisività simbolica caratterizzano i percorsi pittorici di Biagio Altomare. Egli “estrapola dalla terra - inteso come spazio della memoria -” (M. Folini, 2011) l’impronta delle sue origini e la trasfigura in una specifica filosofia di vita, in una personale spiritualità: “l’oggetto estetico va oltre la propria, stessa bellezza formale, per proporsi anche come strumento di allineamento interiore”. (M. Beltrani, 1999). Spiritualità intesa soprattutto come “nostalgia di un assoluto che è la parte più vera di noi ma che sfugge sempre alla presa dell’esistenza, se non per qualche fugace bagliore remoto che per un’istante ci illumina, solo nei rari momenti che la vita ci concede”. ( M. Beltrani, 2011).

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