“Su Misura”, ci offre un curioso dialogo tra Kiki Berta e Gino D’Antoni, il cui frasario è fatto di ritmo, disciplina e gioco.
Da una parte vi è il moto perpetuo delle creazioni di Kiki Berta, di quelle migliaia di quadratini, apparentemente indiavolati, che si dispongono in perfetta sincronia a mo’ di partitura o scacchiera.
Dall’altra, le forme morbide e melodiose di Gino D’Antoni, immobili e bizzarre presenze, in ascolto.
La rigorosità di entrambi non ha nulla di severo.
Ma è palpabile una accomunata coerenza che parla di rigore e precisione.
Due modi distinti di vedere e interpretare il mondo, di presentarci il proprio, ma anche due modi per ricordarci di non prendere tutto sul serio, perché il senso delle misure va di pari passo con la danza della vita: ti intriga, ti destabilizza e ti diverte, e nel susseguirsi di pause e movimento crea l’ordine delle cose.
Malgrado si trovino su due poli differenti, come magneti che si attirano e si compensano, Kiki e Gino si unificano in questa modalità espressiva, concreta e sommamente colorata.

LOCANDINADICONO DI NOI



Carlo Ampelio Berta, noto come “Kiki Berta”, nasce il 24 febbraio 1938 a Bellinzona.
Dopo le scuole dell’obbligo frequenta la Scuola dei pittori di Lugano.
Nel 1956 entra all’Accademia di Brera e si diploma in scenografia.
Per svariati anni insegna disegno geometrico, e dal vero, in diverse scuole professionali del Cantone, dedicandosi nel contempo all’attività di grafico.
Per decenni ha curato prestigiosi cataloghi d’arte e collaborato all’allestimento di mostre di rinomati artisti svizzeri e internazionali.
Personaggio eclettico per eccellenza, Kiki Berta spazia tra grafica, pittura, teatro e televisione, e veste anche il ruolo di musicista jazz, sia pure per diletto.
Ma ... “Cosa differenzia il lavoro per il quale Kiki Berta è conosciuto, quello cioè di grafico editoriale e della comunicazione visiva, da quest'altra faccia della sua creatività, che una rispettabile forma di pudore ha finora tenuto quasi segreta? Molto poco, in realtà. Forse soltanto il grado di libertà progettuale, qui al suo estremo, e l'intensità del richiamo all'utopia; poiché proprio in questa prospettiva ideale si chiarisce il senso di una simile ricerca. Concepire successioni ritmiche visive mai viste e slegate da quanto appartiene al visibile e al noto è atto eversivo in sé.” ... (Maria Will)
Gino D’Antoni nasce il 3 ottobre 1954 a Montevago, Sicilia.
All’età di 5 anni emigra in Svizzera, con i genitori e le tre sorelline.
Vive la sua fanciullezza ad Ambrì dove frequenta le scuole dell’obbligo. In seguito ad una formazione di meccanico di precisione, fa pratica per sei anni quale soccorritore volontario, e diventa poi infermiere.
Dal 1988 alla primavera del 2018 svolge questa professione presso il penitenziario cantonale La Stampa di Lugano.
Da sempre si diverte a comporre quadri e sculture. “... Ci mette l’anima e la serietà di una ricerca stilistica tenace che dai primi lavori figurativi a tempera, a olio o ad acquarello, lo conduce alla scultura in legno dapprima, e in seguito in gesso-resina.
Quest’ultimo materiale gli permette di esprimersi più facilmente lungo un percorso astratto che declina in bianco o a colori brillanti, giocando sui vuoti e i pieni nelle sculture tondeggianti, o su forme allungate come ali o come fiamme.
” (Franca Verda Hunziker).
Ne fuoriescono oggetti singolari per la loro leggerezza e liricità. Con sensibilità e discrezione, Gino D’Antoni ci dimostra che se ci caliamo in noi stessi possiamo scoprire la gioia creativa e le più intime potenzialità.

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