Part. L'estate, 1979, olio su tela, cm 210 x 190
Quando Claudio Baccalà ci invitò per la prima volta a visitare il suo studio, una vecchia stalla ristrutturata del complesso di rustici di sua proprietà, lassù, sopra Brissago, varcammo la soglia con curiosità e trepidazione, certi di trovarvi qualcosa di straordinario.
Ci accolse un mondo tra il fiabesco e il meditativo, un tutt’uno che vibrava; pennellate di colore, precise, misurate, ordinate, che sembravano racchiudere la stessa forza del cosmo, ma che descrivevano anche un riverente amore per la natura, che solo la mano del Grande Giardiniere avrebbe saputo descrivere meglio. Ma quelle opere, enigmatiche e misteriose, cosa volevano raccontare? Volevano forse carpire il segreto di ciò che si nascondeva tra le radici dell’essere, (“uomo-albero”), e oltre? Forse incantarci con la spontaneità di chi non teme le domande dei più grandi filosofi: “Chi siamo? Da dove veniamo e dove andiamo?”, e di chi a queste domande osa cercare una risposta?
Claudio Baccalà: amico, artista, uomo. A undici anni dalla sua scomparsa, siamo lieti di presentarvi una parte della sua ricerca pittorica e spirituale, che non può che parlarci cuore a cuore.

LOCANDINA



Claudio Baccalà nasce a Brissago il 4 settembre 1923. Da ragazzo aiuta la sua famiglia e lavora come contadino e pastore sui monti sopra Brissago. Luoghi amati a cui farà costante riferimento nella sua arte. In questi stessi luoghi, durante la guerra aiuterà partigiani e fuggiaschi, esuli tra Svizzera e Italia.
Nel 1946 si trasferisce per lavoro prima nella zona di Basilea, e poi a Zurigo dove, nella primavera del 1947, inizia a dipingere come autodidatta. L’anno dopo conosce Jean Dubuffet che inserisce due sue opere nella Collezione di Art Brut. Frequenta un ambiente intellettuale e artistico molto vivace e partecipa ad alcune storiche mostre tra Parigi e Bruxelles.
Nel 1950 torna in Ticino. Ad Ascona entra a far parte del gruppo culturale-artistico del momento, partecipa alla sua prima Collettiva alla Galleria Georges Kasper con artisti di grande calibro, e tiene la sua prima Personale alla Galleria Hutter di Basilea. Dal 1951 risiede per tre anni a Lugano e fa parte del Gruppo Co.br.a, attivo dal 1948 al 1951, i cui principali esponenti sono i pittori Alechinsky, Appel, Constant, Corneille e Jorn.
Nel 1954 torna a Brissago e si dedica per quasi dieci anni al restauro del Tecett, il complesso di rustici secenteschi della famiglia. Nel frattempo tiene diverse mostre oltre San Gottardo e a Parigi (per cinque anni consecutivi alla Galérie Rive Gauche), oltre ad un impegnativo tour espositivo nei Musei di Stoccarda, Essen e Wiesbaden, con alcune soste in Ticino come, nel 1960, per la sua prima mostra alla Galleria Cittadella di Ascona.
Nel 1966 entra a far parte della sezione centrale della Società pittori, scultori e architetti svizzeri, conosce artisti quali Otto Müller, Max Uehlinger e Carlo Mazzi, e viene invitato all’esposizione “Tendenze artistiche del Ticino” al Comptoir di Losanna così come, nel 1972, alla rassegna “Arte in Ticino” a Lugano, a Villa Ciani.
Nel 1973 ottiene il Premio per la pittura alla prima Biennale svizzera, organizzata dal Kunsthaus di Zurigo sul tema “La città in Svizzera”, presentando un trittico di grandi dimensioni (La città presente, la città passata e la città futura). Negli anni successivi sviluppa il tema degli “Uomini veri”, nato dall’incontro con le filosofie orientali e tiene nel 1977 l’importante antologica all’Abbazia di Bellelay. Espone alla Galleria Matasci di Tenero nel 1979, e nel 1997 alla Pinacoteca Casa Rusca di Locarno. L’ultimo periodo del suo lavoro è caratterizzato dalla serie di dipinti “albero-ritratto”. Muore a Locarno nel 2007.
L’uomo vero è indipendente dal tempo e dallo spazio. Non incontra ostacolo sul suo volo. Penetra nel sole, cavalca la luna e le stelle. Cento bombe atomiche non lo inquietano, una deflagrazione universale non lo consuma, il possente oceano non lo annega. Unito alla madre di tutto ciò che è, gode partecipe dell’immensa evoluzione ciclica del cosmo. E dire che c’è gente che non crede a questo.
(Claudio Baccalà)

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