Part. I carrettini della neve, 1954, Olio su tela, cm 80 x 100
Un artista non può non essere influenzato dal suo tempo. Non può non assorbire l’impatto delle correnti filosofiche e culturali, nonché del mondo politico che gli gravita attorno. È il periodo tra le due guerre quello in cui Italo Valenti cresce e matura. Un periodo in cui amici artisti dipingevano scene di grande realismo mettendo in primo piano paesaggi sconvolti, battaglie e fucilazioni, donne piangenti e buoi squartati. Lui, però, sceglie di affidarsi alla visione interiore.
Attinge nel suo intimo e cerca di riconquistare l’innocenza perduta; le sue tele sognanti ci parlano di aquiloni, trenini, maghe e bicicli incantati. Mano a mano il suo stile cambia; si fa sempre più stringato, asciutto, informale; congeniale la tecnica del collage con cui approda alla pura astrazione.
Il cammino di un artista è fatto di passaggi, sperimentazioni, linguaggi diversi e zone tutte da scoprire; è un cammino che si percorre dentro e fuori di sé e lascia, sempre e comunque, un’impronta, una traccia. Siamo lieti di offrirvi uno sguardo su quanto percorso da Italo Valenti, ringraziando chi ci ha prestato numerose opere rendendo possibile questa esposizione.
Orari d’apertura: sabato e domenica 14.00 - 18.00

LOCANDINA



Italo Valenti (1912-1995), nasce a Milano. A 18 anni si trasferisce a Vicenza con la famiglia dove frequenta la Scuola serale di Arte e Mestieri mentre lavora presso un orefice; in seguito un corso di disegno all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Nel 1934 si trasferisce a Milano dove si iscrive ai corsi di pittura dell’Accademia di Belle Arti di Brera. È in questo periodo che si reca in viaggio a Bruxelles e a Parigi alla scoperta di Cézanne e della pittura impressionista e post−impressionista. Dal 1939 al 1942 insegna alla Scuola libera del nudo di Brera, e sempre a Brera dal 1946 al 1951 diventa assistente di Aldo Carpi, di cui fu precedentemente allievo.
Tra le sue esperienze milanesi spicca quella decisiva vissuta in ambito di "Corrente", movimento culturale artistico promosso dalla rivista omonima lanciata da Ernesto Treccani e che vede la partecipazione di personaggi quali Renato Birolli, Aligi Sassu e Renato Guttuso con cui Valenti stringe buone amicizie. Le tematiche del movimento, che vuole agire contro il classicismo e la retorica, sono legate ai rapporti tra cultura e politica, arte e religione e proposte con il chiaro intento di non essere asserviti "alla ragion di stato ma liberi e non compromessi". Uno sguardo che viene soppresso quando l’Italia entra in guerra.
Verso il 1946 l’artista si stacca da Corrente e intraprende una ricerca più solitaria. I suoi temi non mirano ad esaltare un fatto o la suggestione di un oggetto, ma una condizione intima, dell’essere. Il suo stile, che si allontana dal realismo di quegli anni, ci parla di un mondo lirico e al limite del fanciullesco: "Il mondo sognante e smarrito costituisce sempre la cifra più riconoscibile della sua poetica." (Elena Pontiggia, 1991)
Nel 1948 partecipa alla V Quadriennale Nazionale di Roma, alla 1a Mostra Nazionale d’Arte Contemporanea a Milano e alla XXIV Esposizione biennale internazionale d’arte di Venezia. Esposizioni sia collettive che personali si susseguono con ritmo regolare. Nel 1950 Italo Valenti si reca per la prima volta in Svizzera, ad Ascona, dove conosce la fotografa e poetessa Anne de Montet, sua futura moglie, e nel 1953 si trasferisce definitivamente in Ticino. Entra in contatto con la fervida cerchia culturale di quegli anni e trova nuovi impulsi e sollecitazioni. Diventa amico dello scultore Remo Rossi, di Jean Arp, Julius Bissier e Ben Nicholson ed è influenzato dall’arte di Nicolas de Stäel.
La sua ricerca si fa più informale mentre esplora temi quali l’epoca del caos e l’energia primigenia. Dopo un paio d’anni approda alla pura astrazione e al collage, tecnica che diventa sempre più preponderante nella sua produzione.
"Generalmente si riconosce all’opera di Valenti un’articolazione in tre fasi distinte: dapprima lo speciale inserimento nel contesto operativo di "Corrente", poi un’intensa e breve parentesi informale, da ultimo l’approfondita indagine nel campo dell’astrazione lirica...’ (Matteo Bianchi). Fasi collegate tra di loro non solo dalla ricerca grafica e pittorica dell’artista, ma dallo sviluppo della storia e l’impegno dell’uomo che dialoga e interagisce sempre con ogni aspetto della realtà.

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