La fascinazione del vuoto che si rivela e si perpetua attraverso le linee di Marcel Dupertuis ti intriga come in un gioco di specchi. Le sue strane e silenziose forme, che ricordano qualcosa di sacro, ti fanno pensare a cornici svuotati di contenuto, o irresistibili portali. Impossibile non fare un parallelo con Alice, nota protagonista del famoso racconto di Lewis Carroll..
Ci si invita forse, anche qui, a guardare attraverso lo specchio? A scavalcare e cadere dentro e oltre queste sagome svuotate, come fece lei? Dobbiamo attraversarle, per scoprirne il senso, o magari dall‘altra parte, una dimensione nascosta a chi non osa o non risponde al richiamo?
Questa sensazione straordinaria è ciò che visitare l’atelier di Marcel Dupertuis ha suscitato. Un’emozione regalata in quanto il suo atelier da lì a poche settimane è stato smantellato del suo fascino. Ecco perchè vorremmo riproporre qui un assaggio di quanto trovato nei suoi spazi. Perchè ogni giorno si impara qualcosa e si fa una nuova scoperta, come quando passeggiando per la stessa strada si vedono nicchie nascoste, ma anche cose che semplicemente non avevamo mai notato.

LOCANDINA APPROFONDIMENTO



Marcel Dupertuis è nato a Vevey nel 1941. Dopo aver concluso i suoi studi di scultura alla scuola di Belle Arti di Losanna, si trasferisce a Parigi nel 1964, poi dal 1979 a Carrara e Milano. Nel 1991 raggiunge Lugano e dal 1996 alterna soggiorni a Rennes ed ultimamente a Pontivy, sviluppando una relazione triangolare tra l’Italia, la Svizzera e la Francia.
A guardare la sua opera si rimane perplessi, ma anche incantati. Le sue linee si snodano, si articolano e si susseguono, senza mai però completarsi. Eppure un senso c’è, perché di tragitto si tratta, un tragitto che ci conduce “alla ricerca di un equilibrio tra visibile, invisibile e intelligibile” (Marta Silenzi).
Un tragitto metafisico, in cui i parametri di spazio-tempo spariscono, perché “chi parla di linea, traccia, nastro, allude implicitamente al loro dispiegamento nello spazio, bianco, vuoto, egli, al contrario, ha sempre avuto qualcosa da ridire sul vuoto. Non ci sono masse, né la compattezza di volumi, non esistano dei pieni, solo ponteggi, architetture scheletriche, figure scavate, svuotate…” (Françoise Jaunin).
Marcel Dupertuis, un artista eclettico che si muove tra la scultura, la pittura, la poesia e la letteratura, ci accompagna lungo ciò che egli stesso ha definito, un “continuum”. La sua ricerca, condivisa dal 1980 in svariate mostre personali e collettive e raccontata dalla penna di molti critici d’arte, ci parla di una esperienza solitaria, senza tradizione, senza rito, e di una spiritualità nascosta nell’animo di chi si confronta con l’esistenza della vita nel tentativo di sviscerarne la forma e raggiungere ciò che si cela al di là. Un’esperienza che è parte integrante del traguardo ed è, pertanto, il traguardo stesso.

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