Part. Embrionale, 1993, olio su tela, cm 70 x 100
L’universo germinale di Serge Brignoni, grembo di vita che nasce e si dissolve nella propria scia surreale, non poteva che suscitare in noi il desiderio di tentare un incontro ravvicinato, per conoscere personalmente l’artista. A partire dall’inizio degli anni ’90 abbiamo cosi’ iniziato a visitarlo nel suo atelier di Berna, dove ci accoglieva sempre con calorosa e affabile cordialità. Incontri ricchi di aneddoti e suggestioni, che ci spronavano a guardare, non piu’ “l’arte” ma “attraverso l’arte”, convinti che ci fossero altri lidi, oltre quegli orizzonti che spesso l’uomo pensa siano invalicabili. Serge Brignoni rimane, a tutt’oggi, per noi e per chi conosce la sua arte, fonte di ispirazione e un esempio di massima libertà e del piacere di “lasciarsi andare”.
Lavoro per il mio piacere, per mantenermi vivo e genuino, stupito ancor oggi, come lo ero fanciullo, davanti alla natura e al suo mistero. (Serge Brignoni, 1953)

LOCANDINA



Serge Brignoni (1903-2002) nasce a San Simone, nel Mendrisiotto, e a quattro anni si trasferisce a Berna con la famiglia. Pittore, scultore e grande protagonista dell’avanguardia svizzera degli anni ’30-’40, è conosciuto anche per la sua importante collezione di arte dell’Oceania, donata nel 1985 alla città di Lugano (www.mcl.lugano.ch).
Lo stile di Serge Brignoni, la sua inesauribile energia e irresistibile bisogno di dipingere, -”l’arte” diceva, “è un bisogno fondamentale come il nutrirsi” - si traducono in un proprio, personalissimo linguaggio espressivo, sintesi di una formazione artistica rigorosa, e una straordinaria sequela di stimoli intellettuali e culturali.
Studia dapprima alla Scuola di Arti, Mestieri e Pittura di Berna e poi all’accademia di Charlottenburg a Berlino; nel 1923 raggiunge Parigi, per poi fare ritorno in Svizzera nel 1939. In questi anni ha modo di conoscere da vicino le più fervide tendenze artistiche della prima metà del ‘900 e di rispecchiarsi, in modo particolare, nelle correnti della metafisica e del surrealismo. Un percorso costellato dalle sue scoperte giovanili: Manet, Renoir e Cézanne, dall’arte di Klee e Kandinsky, dall‘incontro con artisti come Lipchitz, Brancusi, Richier e Alberto Giacometti, e personalità quali Hans Arp, Max Ernst, Man Ray, Mirò, Salvador Dali’, Picasso, De Chirico, Savinio e André Breton. Un patrimonio di esperienze che si uniscono all’attrazione per l’arte etnica dell’Oceania, all’estro e alla maestria dell’artista, alle proprie sensazioni e ricerca interiore... per esplodere e dar vita all’Universo Brignoni.
È impossibile racchiudere in poche parole 100 anni di vita e di irrefrenabile creatività, ma la splendida sintesi di Manuela Kahn-Rossi, tratta dal volume “Serge Brignoni opere 1980-1989”, edito dal Comune di Chiasso, ci aiuta a terminare questo breve ritratto:
“L’iconografia di Serge Brignoni predilige l’indagine dei processi della natura del corpo umano, della crescita biologica, del macro e del microcosmo. L’introspezione è necessaria per svelare ciò che l’occhio non può rendere. L’artista deve trascendere ”la futile realtà”. Tra le forme più trattate la cellula è quella che attira maggiormente la sua attenzione. Essa è fonte di vita, contemporaneamente sole, pietra o grano, è forma pura e allo stesso tempo un “conglomerato” di forze ed energie. Le opere di Serge Brignoni trovano sempre un equilibrio tra il reale e il possibile: metamorfosi, paesaggi cosmici, frammenti vegetali e biologici appartengono a un mondo oscillante fra lo smisuratamente grande e il molto piccolo.”

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