← Mariella Ostinelli Socchi, Bagliore nel cielo, 2008, Acrilico su juta, cm 95 x 98, part.
→ Paolo Blendinger, Fragment 10 luglio, 2015, collage di carte dipinte, cm 30 x 19, part.
Forme e colore sono importanti per un quadro, così come lo sono per inquadrare un’artista. Come un buon pasto si costituisce da diverse e determinate pietanze assemblate secondo un’armonia di sapori, così l’armonia di un’opera d’arte deve avvalersi del tocco magico del maestro che la compone.
È in questo senso che vi presentiamo l’opera di Mariella Ostinelli Socchi e Paolo Blendinger; due stili, due ricerche, che si compensano e si integrano tra di loro, come il microcosmo si integra nel macrocosmo dell’universo.
Le piccole e curate creazioni di Blendinger, cariche di elementi sia fissi che mobili, si uniscono, per il tempo di questa mostra, al percorso stilistico di Ostinelli Socchi, che vuole spingerci oltre la forma per penetrare la verità nascosta della Vita, e del suo riflesso che si trova in ognuno di noi.
E se è vero che una buona pietanza si gusta dapprima con gli occhi, è altrettanto vero che la Bellezza si assapora con l’anima, una Bellezza che ci nutre di sé stessa e in cui ci riconosciamo in sfaccettature e Colore.

LOCANDINA



La pittura, per Mariella Ostinelli Socchi, è una scelta di vita con cui coltiva il suo mondo interiore dove ogni suo gesto è intriso della ricerca di Sè, tema che la contraddistingue e che accompagna spesso come titolo le sue opere.
Desidero sempre più contemplare il cosmo in tutta la sua bellezza,” ebbe a scrivere nel 2001, “ivi compreso il percorso che l’essere umano compie attraverso le tappe della vita, per poi descriverle sulla tela”.
Un linguaggio artistico lirico e gestuale che va man mano arricchendosi, sperimentando con nuove tecniche e materiali. Tra le sue creazioni, che non temono il colore, spiccano i suoi arazzi realizzati con la juta. Superfici dipinte che hanno anch’esse un’anima, in cui convivono “la sua fragilità e sicurezza, pacato distacco e urgenza espressiva” (Paolo Blendinger).
La pittrice vive e lavora a Vacallo dove, oltre alla pittura, si dedica all’arte terapia.
Perchè la Juta?
Vorrei attirare la vostra attenzione sul materiale che ho usato per gli arazzi che vedete appesi morbidi alle pareti: la juta, perché è un materiale semplice e umile che simboleggia la vera essenza dell’uomo. La semplicità ci porta verso la sensibilità, dandoci la possibilità di un contatto profondo con il nostro Sè, che ci permette di riscoprire e far emergere quella bellezza, ricchezza, saggezza ancora nascoste dentro di noi, permettendoci quindi di vivere in sintonia con la nostra verità interiore, liberi da condizionamenti esterni.” (Mariella Ostinelli Socchi)
Paolo Blendinger nasce ad Agno nel 1954. Dopo un soggiorno di studio di due anni a Parigi e a Londra, frequenta dal 1975 al 1979 i corsi di Storia dell’Arte all’Università Statale di Firenze sotto la guida di Mina Gregori e Maria Grazia Ciardi Dupré.
Membro della Società dei Pittori, Scultori e Architetti Svizzeri dal 1988 al 1997. Ha tenuto personali in Svizzera ed all'estero dal 1975. Sue opere si trovano nelle collezioni dell’Unione di Banche Svizzere, Ticino, del Cantone Ticino ed al centro culturale Seedamm di Pfäffikon/Svitto.
La tecnica artistica che Paolo Blendinger privilegia è il collage, in particolare quello eseguito coi “papiers peints” di cui il riferimento più alto resta Henri Matisse. In questa tecnica risiede la libertà e l’immediatezza compositiva che ha premesso il 5 aprile 2007 di dare inizio al suo “Diario minimo” costituito da tavole con 24 collages giornalieri che hanno finito per visualizzare in qualche modo lo scorrere del tempo attraverso continue variazioni formali e cromatiche in un unico formato ricorrente, modulare e con una sintassi stilistica propria.

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